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L’intervista è stata divisa in due parti, questa prima si interroga in generale sulla vita di Simona e sulla nascita della sua passione (“C’è chi scrive la musica ma serve anche qualcuno che la sappia interpretare.”), la seconda parte invece mostra i suoi splendidi risultati. Simona Pittau: Direi da sempre, e grazie alla mia famiglia ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con il mondo musicale fin da giovanissima. Mio padre è molto affascinato dalla musica e dagli strumenti, quindi è stato lui a farci avvicinare a questa realtà e così iscrisse me e mio fratello ai corsi della banda del paese. Per me era un gioco, era qualcosa di divertente, un mezzo con cui stare bene con gli altri e scambiare emozioni diverse. Quando ho capito che dovevo solo scegliere se farne parte o no, a quel punto ho iniziato ad amarla ancora di più tuffandomi totalmente nel mondo dei suoni. A.M.: Sin dalle tue prime lezioni hai compreso il calibro delle note nella tua vita? A.M.: Per una giovanissima è una scelta rara dedicarsi alla musica classica. Perché questa predilezione? Simona Pittau: Per tantissimo tempo non sono stata una grande ascoltatrice di musica classica, ed anche tutt’ora devo ammettere che ascolto diversissimi generi di musica e mi piace tutta. Ma la musica classica ha per me qualcosa di speciale. Mi emoziona in modo diverso dalle altre musiche, mi fa piangere dall’emozione. La musica classica è così complessa e ricca di elementi diversi tra loro: perfezione tecnica ed interpretazione, genio compositivo, simbolismo, storia e periodi storici, mode e correnti filosofiche, che racchiude in sé i più svariati sentimenti dell’animo umano. Ho suonato e collaborato con complessi musicali diversi, ho anche inciso dei Cd di musica leggera, ma quando faccio musica classica il coinvolgimento per me è molto più profondo. Fare un concerto in orchestra e suonare Brahms è fare un viaggio introspettivo, ascoltare musica classica è deliziare le mie orecchie ed i miei pensieri. A.M.: La musica ti ha aperto molte strade soprattutto al di fuori della Sardegna. Qual è l’esperienza estera che ricordi con maggior orgoglio? Simona Pittau: Sicuramente la mia collaborazione con l’orchestra di Claudio Abbado la “Gustav Mahler Jugend Orchester”. È un’ orchestra giovanile europea composta da 120 ragazzi dai 17 ai 26 anni che due volte all’anno gira per le sale più prestigiose dell’Europa con direttori e solisti di fama mondiale. Non voglio menzionare questa orchestra solo a riguardo del suo alto livello artistico, ma la parte più incredibile di questa esperienza è aver condiviso con miei coetanei provenienti da tutta Europa, emozioni indimenticabili. Lingue, culture, idee, si incontrano con lo scopo di raggiungere degli obiettivi che si traducono in musica. A.M.: Essere un esecutrice. Essere una compositrice. Quali sono le sostanziali differenze? Perché seguire la strada dell’esecuzione? Simona Pittau: Quando iniziai a studiare la musica pensai subito che la parte successiva dei miei studi sarebbe stata iniziare a comporre dei pezzi, infatti da bambina giocavo spesso a inventare delle musiche. Poi quando inizia a studiare il flauto, l’approccio alla musica cambiò. In primo piano c’era riuscire a far suonare bene uno strumento, che all’epoca era troppo lungo e pesante per le mie piccole braccia. Dopo il conservatorio mi trovai spiazzata e senza una vera strada da seguire; avevo sempre l’idea di andare all’estero a studiare e fare una scuola d’arte. Cosi, mentre frequentavo il primo anno di università mi resi conto che potevo decidere io che fare della mia vita: frequentavo il corso di ingegneria a Cagliari e con un diploma di flauto in tasca iniziavo a girare il mondo suonando. Entrai al Koninklijk Conservatorium di Den Haag in Olanda, potevo scegliere qualsiasi corso di musica ad un altissimo livello professionale ed artistico. Studiare uno strumento e comporre sono due cose diverse, poi ovviamente dipende dalle doti di ciascuno, infatti i più grandi compositori erano anche eccellenti suonatori. Io sento di dover imparare ancora dal flauto e voglio approfondire la sfera interpretativa, il mio studio attualmente è centrato su come comunicare in modi ancora più sottili attraverso l’esecuzione musicale. C’è chi scrive la musica ma serve anche qualcuno che la sappia interpretare. Vi lascio qualche link per rintracciare Simona:
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