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“Meno chiaro mi appare l’obiettivo. Alte le probabilità di fallimento. Lo sgomento dei miei dubbi non rallenta la mia progressione. Avvertimento chiaro alla mente. Il corpo vuole continuare la folle corsa. Non posso fermarlo.” È innegabile da parte dell’io la piena consapevolezza del possibile errore ma d’altra parte è ugualmente lampante la bramosia dello stesso per la corsa e quindi per il proseguire anche se prevedibilmente questo porterà al tracollo. “Rotta per Leuke”, edito nel luglio del 2010 dalla casa editrice Montag Edizioni nella collana “Altri Mondi”, è una pubblicazione abbastanza particolare, infatti, prende forma come lungo viaggio estetico - filosofico sulle vicissitudini psichiche della mente. L’autore di “Rotta per Leuke” ha deciso di restare anonimo e di utilizzare un nome d’arte, Peico. “Rotta per Leuke” presenta la dedica iniziale: “Ad Attilio e Ermanno, maestri di vita – Al Comandante Diavolo, eroe”. Anche questa dedica è avvolta dal mistero, l’autore non ha fornito alcun dato per aver qualche ipotetico riferimento. “Rotta per Leuke” è uno dei libri che maggiormente ci ricorda l’Ulysses per l’impostazione nella narrazione di “flusso di pensieri” ma che si discosta per la molteplicità di personaggi parlanti che agiscono al suo interno. “Fuggi? Di nuovo? Non Sei Stanco? No, non posso fare altro. Mi sento oppresso. Non è vero sei solo un debole. Non ci provare neppure. Sì, debole, debole e vigliacco! Non è così che si affronta la vita. Tu cosa ne sai? Taci! Non conosci nulla della mia vita, della mia storia, dei miei turbamenti, dei miei desideri. Sei solo una fottuta pettegola che non ha nulla di meglio da fare che giudicarmi. Sei ingiusto, ti sono sempre stata vicino, come nessun altro, io ti capisco. Tu credi. No, ne sono certa. Illusa.” La prosa non presenta capoversi, la punteggiatura è limitata al punto, alla virgola ed a qualche sporadico punto interrogativo. “Ascendente sicuramente. Centrifugo il pensiero. Volo immobile di uccelli, poveri. Come loro, io. Lo slancio è poco. Ho sempre perso e sono ancora qui. Ho sempre perso, sono ancora vivo. Ho voluto esser morto, ma ho sempre dovuto tenere il mio corpo.”
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