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A.M.: Quando e perché ti è venuta l’idea di scrivere delle tre poetesse? Donatella Basili: In realtà i tre saggi che compongono il libro sono nati distanti l'uno dall'altro. Il primo è stato quello su Antonia Pozzi: una sua poesia sulle montagne era incorniciata su una parete del rifugio Comici alla Croda dei Toni e mi ha conquistata. In quel periodo mi arrampicavo sulle ferrate delle Dolomiti ed il mio cuore celebrava la bellezza della roccia indorata dal sole. Lei faceva altrettanto con parole bellissime. L'ho sentita subito “sorella”. Dopo aver scritto il primo saggio ho pensato che avevo altre due “sorelle” di cui parlare e così sono nati gli altri due saggi sulla Plath e sulla Dickinson. La sorellanza non sta soltanto nella sensibilità, ma anche nel modo di trasformare il quotidiano, questione che mi interessava fin dai tempi del liceo. Loro sono un esempio magistrale su come trascendere il quotidiano, specialmente la Dickinson, che ritengo Maestra Assoluta in questo campo. Donatella Basili: No, non sono paritarie. Come ho detto prima, la Dickinson è maestra, è la fondatrice dell' “Ordine delle sacerdotesse del Quotidiano”. Penso che sarebbe contenta di questo appellativo. Le altre due non sono confrontabili sul piano poetico, così come non sarebbero confrontabili Giuseppe Verdi ed i Rolling Stones; ma poiché si può tranquillamente ascoltare un'aria del Trovatore e subito dopo “Satisfaction” senza sentirsi schizofrenici, nel mio pantheon Sylvia ed Antonia siedono l'una accanto all'altra. Donatella Basili: Dato il narcisismo imperante in questa società, a me sembra che spesso i poeti cerchino di mitizzare il proprio vissuto, renderlo simbolo, emblema della condizione umana; ma questo non è trascendere il quotidiano. Trascendere significa andare oltre, vedere l'essenza dietro la forma; lo scopo non è divinizzare se stessi ma vedere il divino nella propria esistenza. La bellezza fa parte del divino ed il primo passo per trascendere il quotidiano è proprio riconoscerla, commuovendosi, nelle cose minime. La mia amica Ada Felugo ha scritto molte poesie che trascendono il quotidiano. Donatella Basili: La Dickinson è “immaginifica” perché la sua poesia è fatta di immagini sontuose, enigmatiche, oltre la realtà. Ma anche eterea, impalpabile, già anima disincarnata in vita... Donatella Basili: Donne che amano specchiarsi nelle donne creative. Nelle seguaci di Atena e non di Afrodite. Ed uomini che sono interessati allo stesso tipo di donne. Donatella Basili: Io uso due tipi di prosa: quella saggistica, da trattato scientifico, analitica, consequenziale, pulita e quella narrativa che è, però, “ poetica”. Non mi piace raccontare i fatti o descrivere minuziosamente ambienti e paesaggi. Mi piace fare “quadri di parole”: le poesie sono come schizzi, mentre la prosa, per me, è come un grande quadro od un affresco. Diciamo che invece di abbandonare la prosa non abbraccerò più la prosa narrativa in senso classico; quand'ero molto giovane riuscivo a scrivere secondo i crismi del romanzo, descrizioni delle scene e dialoghi corredati dalle espressioni degli interlocutori; ma adesso non ho più la pazienza di farlo. La prosa poetica mi piace più della poesia e mi piace mescolare prosa e poesia, come ho fatto nel mio “I poeti del flauto e della lira”. Oltre alla prosa poetica, però, mi piace molto quella comica o sarcastica, alla Amélie Nothomb, per intenderci (il suo “Metafisica dei tubi” è uno dei libri più belli che abbia letto, poetico ed esilarante insieme, dolce e sarcastico... una mistura di opposti sublime come la zuppa di Ratatouille!). Mi piacerebbe scrivere qualcosa in quello stile. Donatella Basili: Per adesso il mio giudizio è sospeso. Donatella Basili: La mia attività letteraria si è interrotta due anni fa, a parte qualche poesia estemporanea che rappresenta particolari stati d'animo. Vorrei scrivere, come dicevo, un romanzo d'attualità un po' sarcastico, un po' satira sociale, del tipo “castigat ridendo mores”, con la protagonista, anacronistica e disadattata, che cerca di uniformarsi alla follia collettiva per poi riconoscerla come tale e sentirsi ridicola...
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