Michelangelo Merisi da Caravaggio
Davanti alle sue immagini realistiche racchiuse dentro una cornice che portano direttamente nel mondo degli esseri umani si rimane increduli: l’angelo appare bello e abbagliante quanto rozzo e consumato dal sole San Matteo.
(1571-1610)
San Matteo e l’angelo,1602, Caravaggio.
E’ un’esistenza irrequieta e infelice quella di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. In bilico tra il lusso e la raffinatezza, la brutalità e le prostitute. Arriva a Roma all’età di 18 anni e inizia a lavorare presso il Cavalier D’Arpino, un pittore molto famoso.
Nella sua bottega si eseguono tele di piccole dimensioni raffiguranti fiori e frutta. Il giovane aveva frequentato in precendenza i gruppi naturalisti di Lombardia, assertori di un’arte semplice. Negli anni seguenti il Caravaggio asseconda la sua scintilla interiore e il fuoco sacro dell’arte lo porta a dipingere frutta e fiori che daranno vita al nuovo realismo. Le vie del realismo sono molteplici, iniziano con la natura morta e la pittura di oggetti; entrambi i generi vengono denigrati dagli accademici del tempo in quanto ritenuti inferiori rispetto alle opere in cui venivano rappresentate figure umane. Tra i primi dipinti dell’artista: Il bacchino malato, Il ragazzo morso dal ramarro, Il giovane con il cesto di frutta e Bacco, realizzati per la maggior parte a Roma nei quali introduce un linguaggio innovativo nei quali raffigura la realtà caricandola di forza espressiva, grazie ad una tecnica basata sui contrasti di luce e ombra. In questo modo il Caravaggio rivoluziona le gerarchie dei temi, dipingendo giovani presi per strada dalla quale prende la linfa e il sangue. I suoi soggetti sono gli uomini con i quali condivide la vita. Li scova nelle strade e li raffigura come sono nella realtà. Lo testimoniano dipinti come I bari, La buona ventura, I suonatori di liuto. E’ il ‘500. Il secolo volge alla fine proponendo avvenimenti drammatici e grandi cambiamenti. Le rivoluzionarie scoperte scientifiche di Copernico e Galileo cambiano il modo di vedere il mondo. La Terra non è più al centro dell’universo ma ruota intorno al Sole in uno spazio infinito. L’arte del tempo rappresenta i molteplici aspetti della realtà attraverso opere fastose, ma allo stesso tempo celebra un realismo spesso crudo e spietato pur nei suoi aspetti più umili. La visione galileana influenza anche l’arte. Cade il concetto della centralità dell’uomo a si afferma un nuovo spazio non più misurabile e subordinato alla visione umana ma infinito, tanto da dare un senso di smarrimento. Il Caravaggio, genio assoluto della pittura rappresenta una svolta radicale nel modo di concepire l’arte. Le figure, nei suoi quadri, apparvero nel 1595 nel “Riposo durante la fuga in Egitto, in cui appare un angelo rappresentato di spalle. Seguiranno opere indimenticabili: Testa di medusa, San Giovanni Battista, L’amore vittorioso, Giuditta e Oloferne. In questo periodo abbandona la bottega del cavaliere D’Arpino e finisce sotto la protezione del Cardinal Francesco Maria del Monte. Inizia a frequentare un ambiente più stimolante. I drammatici chiaro scuri che lo caratterizzeranno per secoli arrivano nella maturità, periodo in cui, il Caravaggio, dipinge grandi opere a soggetto religioso servendosi di un linguaggio rivoluzionario. I suoi santi e le sue Madonne sono uomini e donne reali e ciò provoca spesso indignazione.
Arrivano anche i primi guai. Per quattrocento scudi il Caravaggio, firma un contratto per la chiesa romana della nazione francese, San Luigi dei francesi. Si tratta di decorare la cappella Contarelli.
Decide di comporre un trittico di tele. Dipinge il martirio del Santo, poco dopo La Vocazione infine, San Matteo e l’angelo, nel 1599. Quest’ultima opera viene rifiutata dalla congregazione e acquistata dal suo estimatore il marchese Vincenzo Giustiniani che inserisce il dipinto nella sua collezione privata. Caravaggio si trova a dover dipingere una nuova versione di San Matteo e l’angelo più consona ai canoni religiosi.
Nel nuovo dipinto San Matteo è seduto su di uno sgabello su cui poggia il ginocchio sinistro e con evidente disagio osserva l’angelo che si materializza sopra la sua spalla e gli sussurra verità evangeliche.
Davanti alle sue immagini realistiche racchiuse dentro una cornice che portano direttamente nel mondo degli esseri umani si rimane increduli: l’angelo appare bello e abbagliante quanto rozzo e consumato dal sole San Matteo. Il contrasto è perfetto, mette di fronte la condizione umana e l’armonia di una figura divina.
Le figure imbarazzano.
Dipinte in primo piano tra un chiaro scuro intenso, emergono in tutta la loro bellezza. Il dipinto, e’ sicuramente meno intenso del primo, ma il vecchio santo, ora, non è più un plebeo ma una figura saggia e meno provocatoria. Nel 1601 Laerzio Cherubini commissiona al Caravaggio una tela per l’altare della cappella nella chiesa di Santa Maria della Scala a Roma. Nel 1604 il dipinto viene esposto sull’altare della chiesa trasteverina. Fu subito tolto.
Ancora un rifiuto per Caravaggio.
Nella Morte della Vergine, la Madonna giace su un letto con il volto pallido segnato dalla sofferenza e vegliata dagli apostoli. Ha le caviglie gonfie e un corpo ormai senza vita.
Si dice che il pittore abbia preso per modello una povera ragazza trovata annegata. Il 1606 è un anno inquieto e infelice. Il Caravaggio uccide un uomo a causa di uno sciocco diverbio durante una rissa a. L’artista viene condannato alla decapitazione. Iniziano le sue fughe, prima a Napoli, per evitare il carcere, poi a Malta, infine in Sicilia. Torna a Napoli nel 1609 e viene subito affrontato all’uscita di una locanda, rimane sfigurato e la notizia della sua morte inizia a circolare prematuramente. Dopo quattro anni d’esilio, Paolo V concede la grazia al pittore, per questo, il Caravaggio decide di tornare a Roma , ma ormai, era troppo tardi. Muore misteriosamente nel 1610 per un improvviso attacco di febbre su una spiaggia del litorale toscano. Forse il
Caravaggio non era certo della grazia che gli era stata concessa e si sarebbe diretto a Porto Ercole, un luogo vicino a Roma, ma non sotto il domino pontificio.
La feluca che trasportava i suoi effetti personali non sarebbe arrivata; “ come disperato andava per quella spiaggia sotto la sferza del Sol Leone a veder, se poteva in mare ravvisare il vascello, che la sue robe portava e arrivato al luogo della spiaggia misesi in letto con febbre maligna; e senza aiuto humano tra pochi giorni morì malamente, come appunto male havea vivuto” come riferisce l’artista Baglione.