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DITTE ITALIANE . COM
Le toccanti testimonianze di bambini e ragazzi aquilani, freschi autori dei componimenti contenuti nel libro Il Lago di tende blu pubblicato dalle Edizioni Ianieri, si uniranno alle voci dei cantanti per auspicare un ritorno all’armonia nelle aree colpite dal terremoto: l’appuntamento è fissato per sabato 12 dicembre presso l’Auditorium della CARISPAQ in via Strinella 88 a L’Aquila. Alle ore 16 inizierà la presentazione del volume nato dal concorso “Tendopolimpiadi della parola”, diversificato in base alle fasce d’età dei partecipanti: 7/10 anni per gli autori di Lettera d’amore per L’A mia città; 11/13 anni per Il futuro è già ricominciato; Amore triste oppure Il mio terremoto per ragazzi dai 14 ai 18 anni. Una competizione letteraria che è anche un progetto sociale, scaturito dalla sensibilità creativa del curatore Piergiorgio Lalli, che con questo libro ha dato voce in modo originale alle emozioni suscitate dal luttuoso evento del 6 aprile scorso. Nelle sue pagine, troviamo sentimenti di nostalgia e tristezza ma soprattutto la speranza e la voglia di rinascita tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Alle parole scritte dei giovani autori, faranno da controcanto le voci dei cantanti Annalisa Andreoli e Massimo Bertacci che animeranno l’evento. La parte istituzionale della pubblicazione sarà rappresentata da relatori di rilievo: oltre al curatore, interverranno l’editore e moderatore Mario Ianieri; Nicola Mattoscio, Presidente della Fondazione Pescarabruzzo; la prefatrice, Prof.ssa Stevka Šmitran; il Dott. Vittorio Sconci, capo del Dipartimento di Salute Mentale ASL 4 de L’Aquila. Saluteranno il pubblico: Marco Fanfani, Assessore alla Cultura del Comune de L’Aquila; Gabriele Perilli, Consigliere Provinciale e Franco Gabrielli, Prefetto de L’Aquila e in rappresentanza del capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Il viaggio all’interno della silloge poetica di Daniela Bruni Curzi inizia tra gli spazi dell’anima e le catene della memoria e si conclude nell’infinito vuoto del presente sempre provvisorio, in cui l’essere si perde sfiorando speranze e paure. Daniela insegue quel tempo fino in fondo e lo vede: “ […] ancora letto di fiume prosciugato: miserabile oppure vano; trivio di strade sconnesse da riattraversare.” da “Rifrazioni”, sebbene la vita sia un soffio che fugge sotto nuvole macchiate e la sete della stessa non cancella l’ombra di ciò che dovrà essere (Fato) né l’oppressione del trapasso (Morte). ll realismo puro racchiuso in ogni sua parola, ridisegna la vita toccando il battito della sofferenza, per risalire purificato verso l’armonia e stabilire una relazione essenziale con il mondo. Senza enfasi e con grande incisività di segno, Daniela Bruni Curzi, chiude il suono della vita nelle sue liriche, sfida la razionalità del logos e permette alla poesia di arrivare sulla terra. Tutti sappiamo che la terra non è un incanto ma una scura zolla in cui innumerevoli volti abbassano lo sguardo e altrettante suole di scarpe, calpestano marciapiedi, ignare. Più in alto, oltre le caviglie, vicino al costato, una fitta ci spinge a sacrificare noi stessi, senza saldi o compromessi, per arrivare esanimi all’alba, trasparenti come l’acqua, vinti dalla morte, incapaci, eppure ancora capaci di mendicare nei sentieri dell’anima un’ultima sillaba tronca, conficcata tra il pollice e l’indice, appoggiata su una riga della fronte. Resistere o non resistere, sapere o non sapere? Tra lo stress e la vita i fotogrammi si susseguono nella mente, cambiano le memorie; sebbene una freccia del fato non obbliga a deviazioni, per fortuna. Poesia arriva da necessità, dall’altro luogo di noi, apre e chiude gli occhi di gatto mentre continua da secoli ad andare a capo; il tempo necessario per cantare una canzone e tirare a campare, ancora per un po’. L’alba la lascia incollata sui fogli nelle mani del caso per comunicare a tutti l’infinito in un istante. Perché migreremo, scrive Daniela e “guarderemo indietro dalle sommità raggiunte, ben più in alto delle rotte finite e dello sgomento che atterrisce.” Poiché siamo donne e non sarà mai poco tremore quel che nel ventre rimarrà.”
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